Un omicidio a bordo di “navetta”

La Calabria è piena di storia e di tradizioni che si tramandano da generazione in generazione. Molte di esse sono state scritte in libri, come la storia di “Robin Hood” di Alexandre Dumas, che richiama la storia dei nostri briganti mescolandola con la leggenda del ladro che “rubava ai ricchi per dare ai poveri”, proprio come i nostri patrioti che vennero infamati con quel nome dagli invasori piemontesi.

Altre storie invece venivano narrate “a bordo di una navetta”, la navetta del telaio, che nasconde e narra molto della Calabria.

La storia che vogliamo narrare oggi è quella di “un’accusa d’omicidio e del giudice che scagionò l’imputato”.

 

Siamo nel 1600, Calabria, in un piccolo paese dell’Altopiano della Sila.

Un omicidio.

Un indiziato.

Un processo.

Un giudice.

Come spesso accade, ci si trova nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Ed è quello che è accaduto ad un giovane, fratello di una tessitrice.

La polizia fa le sue indagini ed arriva a lui…

I poliziotti lo arrestano ed inizia la lunga trafila del processo. Le prove ci sono. Gli indizi che lo collegano all’omicidio pure.

Tutto pare contro il giovinetto.

L’esito sembra già scritto. La madre del fanciullo è in lacrime: il suo bambino è un omicida! Non può essere!

Ma c’è qualcosa che non torna… è tutto così strano…

Il giudice è un tipo preciso, che non vuole lasciare nulla di intentato. C’è in gioco la vita di un ragazzo e non si può permettere di sbagliare. C’è anche un morto che reclama giustizia.

Il maresciallo che dice? Tutte queste prove che ci dicono? Un tempo non c’era la “presunzione d’innocenza”, specialmente se eri povero… sei colpevole e basta!

Ma il nostro giudice è diverso. È un tipo sveglio e giusto, che analizza tutto.

Il giorno fatidico della sentenza arriva. Il verdetto sta per essere svelato… la madre del giovane è tesa…

Ad un tratto il giudice esclama: “Innocente!

Il nostro giudice scopre che l’accusa d’omicidio è ingiusta ed infondata.

Il ragazzo è salvo!

La gioia della famiglia è incontenibile. Il giudice ha fatto giustizia! Gli occhi della madre del giovinetto grondano lacrime di gioia! Sapeva che il suo bambino era innocente, l’ha sempre saputo.

Il giudice è un eroe.

Per i posteri, che devono sapere, la sorella, fa una cosa che rimarrà nella memoria e nella tradizione dei popoli silani.

Realizza un disegno al telaio e lo dedica al nostro giudice. Lo chiama appunto “il punto del giudice”, in suo onore.

disegno punto del giudice
disegno punto del giudice

 

 

 

La tessitrice, come ha fatto il giudice, non lascia nulla a caso e racchiude nel disegno una bella simbologia:

  • il rombo che racchiude il modulo, riproduce i denti della sega a rappresentare il taglio netto della giustizia;
  • in esso sono riprodotte due colombe, simbolo della purezza, posate su due tralci di vite, speculari, che rappresentano contemporaneamente, la bilancia e quindi l’equità della giustizia e l’unione rappresentata dai tralci di vite;
  • sulle colombe in mezzo, è rappresentato il pino, che da sempre per il popolo silano è simbolo di vita e di sostentamento.

 

 

Questo disegno è stato tramandato e tessuto fino ad oggi ed è stato copiato pure dai fiorentini che, giusto per evitare il copyright, lo hanno un po’ schiacciato e gli hanno cambiato il nome. Sappiate che è nostro!

Lo si può trovare specialmente nei copriletto e negli arazzi ma ora alcune aziende lo inseriscono anche nelle loro asciugamani.

Molte altre storie si celano dietro i “semplici” ricami e tessuti calabresi, ma questa è un’altra storia.

 

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